Medicina complementare. Al San Giovanni Battista Acismom di Roma si sperimenta forma di supporto alle terapie tradizionali

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di A.P.Santaroni e P.Castellucci


Da maggio 2017 l’ospedale romano ha voluto integrare l’Agopuntura e interventi di nutrizione in due dei reparti più impegnativi. Nelle Unità Operative della Malattia di Parkinson e dell’Unità di Risveglio vengono effettuate sedute di Agopuntura e Auricoloterapia. Inoltre, vengono effettuati anche interventi nutrizionali complementari per pazienti disfagici.

Gentile Direttore,
affiancare alla medicina definita ufficiale un percorso terapeutico parallelo la cui finalità è quella di contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti. Sono questi gli obiettivi della “medicina complementare” al fine di integrare ai trattamenti più tradizionali metodiche e tecniche quali l’agopuntura, l’omeopatia e la fitoterapia in grado di incidere positivamente su molti sintomi patologici.

Si tratta di favorire la relazione mente-corpo e migliorare l’impatto psico-fisico che i pazienti possono manifestare nei riguardi della malattia. Per queste ragioni la Medicina Complementare si sta diffondendo sempre di più nelle strutture sanitarie e negli ospedali. La guarigione, infatti, è un evento sicuramente legato ad un’ottimale utilizzazione delle terapie convenzionali, ma sta aumentando sempre più la consapevolezza che la guarigione è un processo al quale partecipano oltre che il corpo anche la psiche, la mente e lo spirito.

Cos’è la salute, d’altronde, se non il risultato di un perfetto equilibrio armonico di questi sistemi e livelli? Quando il meccanismo si rompe, bisogna occuparsi prima di tutto dell’organo o del sistema che sembra in difficoltà, ma occorre anche cercare di ristabilire e mantenere l’equilibrio d’insieme. Tutta la saggezza delle medicine antiche – che si tratti di ayurveda, cinese o tibetana – risiedeva nella visione dell’uomo quale sistema complesso e connesso in tutte le sue componenti, e curare la malattia voleva dire curare il disequilibrio profondo adottando strategie di intervento sul sistema.

Dal mese di Maggio 2017 anche il San Giovanni Battista ACISMOM di Roma ha voluto sperimentare questa modalità moderna di complementarietà terapeutica, integrando l’Agopuntura e interventi di nutrizione in due dei reparti più impegnativi dell’Ospedale. Nelle Unità Operative della Malattia di Parkinson e dell’Unità di Risveglio vengono effettuate sedute di Agopuntura e Auricoloterapia. Le richiesta di consulenza al medico agopuntore vengono fatte dai medici di reparto e le indicazioni per eseguire la terapia sono vari sintomi tra cui algie, agitazione, contratture muscolari, calo dell’umore, insonnia, ansia, astenia, nausea, vomito, diarrea, stipsi. Le sedute di Agopuntura, eseguite con cadenza settimanale, sono indirizzate al contenimento dei sintomi lamentati dal paziente ma sempre con una visione più ampia di regolazione di tutto il sistema.

Inoltre, vengono effettuati anche interventi nutrizionali complementari per pazienti disfagici. Poiché due delle più frequenti complicanze della disfagia sono la disidratazione e la malnutrizione, si è ritenuto necessario un intervento di medicina complementare in ambito alimentare con la somministrazione di una prima colazione idonea per l’aspetto nutrizionale e per la consistenza.

Alla valutazione della più idonea consistenza del pasto fatta dalle logopediste si è associato lo studio da parte del medico di medicina complementare dell’aspetto nutrizionale. Viene somministrata una colazione a base di frutta fresca, cereali integrali, semi di lino che contribuisce notevolmente al miglioramento di situazioni cliniche critiche quali il calo ponderale e la diarrea o la stipsi ostinata.

Progetti futuri
Al momento è allo studio la fattibilità per i pazienti dell’Unità di Risveglio di una dieta per sonda P.E.G., ovvero per sonda introdotta tramite stomia digestiva direttamente nello stomaco, con alimenti naturali che sia completa da un punto di vista nutrizionale e che abbia la migliore composizione per il contenimento di sintomi gastrointestinali.

Inoltre, si stanno organizzando altri interventi nutrizionali per i malati di Parkinson. Un’alimentazione corretta costituisce, infatti, un presupposto importante perché questi pazienti sono spesso persone anziane che possono andare incontro a malnutrizione per una serie di fattori derivanti dalla malattia, ma anche legati a fattori psicosociali come tendenza alla depressione e all’isolamento con diminuzione dell’appetito e perdita di iniziativa. L’addestramento nutrizionale è fondamentale per stimolare la voglia di prendersi cura di sé, perché alcuni alimenti possono svolgere essi stessi una vera azione antidepressiva. Inoltre, è dimostrato da numerosi studi che il cibo può interferire con l’assorbimento della terapia farmacologica e una dieta speciale può migliorare l’efficacia della terapia a base di levodopa.

Si prevede un programma di addestramento alimentare in cui il paziente e il familiare e/o caregiver che si occupa dell’alimentazione del paziente potranno essere addestrati ad un’ alimentazione indicata in questa patologia, completa da un punto di vista nutrizionale e che tenga conto dei disturbi gastro-intestinali e di malassorbimento di questi pazienti, oltre che della farmacinetica dei farmaci antiparkinsoniani. Questo addestramento proposto in ambito ospedaliero ed effettuato durante la degenza renderà i pazienti e caregivers autonomi nel seguire la nuova alimentazione a domicilio.

Anna Paola Santaroni
DG San Giovanni Battista ACISMOM di Roma
Responsabile “Risk Management e Rischio Clinico” Federsanità ANCI

Patrizia Castellucci
Medico specialista di Ostetricia e Ginecologia e Medicina Complementare

15 settembre 2017